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The Soft Moon

A due anni dal successo dell’esordio omonimo, i Soft Moon, la band guidata dal polistrumentista di Oakland (California) Luis Vasquez, torna in Italia e passa per la prima volta all’Hana-Bi per presentare “Zeros”, il secondo e attesissimo album.
Scritto e registrato “on the road” – e stavolta supportato da una vera e propria band – “Zeros” è un album cupo, ipnotico, inquieto. A metà tra la New York dei Suicide e la Manchester più oscura marchiata Factory Records. Vasquez si conferma un figlio legittimissimo del post punk. Destinato a conquistare definitivamente (anche) i puristi del genere.
Ci sono stati dei cambiamenti dall’uscita nel 2010 dell’album d’esordio. Mentre “Soft Moon”, infatti, era stato registrato in totale solitudine e senza nessuna reale aspettativa, quasi come uno sfogo personale, i nuovi dieci brani che compongono “Zeros” sono stati scritti e registrati on the road pensando a un ipotetico pubblico che li ascoltasse. Il suono di Soft Moon si è espanso divenendo quello di una full band ma i suoni, sebbene più curati e precisi (ricordiamo la collaborazione con il produttore Monte Vallier) sono sempre quelli orrorifici, onirici e primordiali che avevano segnato l’esordio “Soft Moon”. “Zeros” è un viaggio compatto e coerente, un’immersione nell’inconscio più nero, nell’oscurità più inquietante, è un sogno in cui è possibile sentire la paura, l’angoscia, la nostra umanità più profonda e dolorosa.
La forma canzone viene ormai del tutto abbandonata, e le singole tracce sono tasselli di un discorso più ampio, frammenti sonori di un immaginario sonoro e visivo ben preciso. Gli elementi del viaggio sono il krautrock, la dark wave, l’industrial e il punk.
www.thesoftmoon.com










