Damien Hirst

Damien Hirst
dal 3 Giugno al 18 Luglio
Potrebbe piacere molto a Damien Hirst (classe 1965) l’idea di questa mostra: diciannove opere per «Go through», passare attraverso, la vita e le sue fasi seguendo un percorso quasi fisico, fatto di bianchi e neri, di luci e ombre. Un omaggio all’artista inglese che i fratelli Conte, titolari della galleria «Il Castello», inaugureranno il 16 maggio. L’appuntamento sarà una mostra nella mostra, grazie a un allestimento scenografico di grande impatto. Una sorta di contesto teatrale e concettuale (idee base dell’arte di Hirst), capace di coinvolgere lo spettatore «intellettualmente ed emotivamente» (e anche qui ritroviamo due linee guida del lavoro dell’artista).
Per farlo Adriano e Marcello Conte si sono rivolti a Francesco Vitali, regista, fotografo ma soprattutto light designer e scenografo di fama internazionale: è lui che, con Elisa Ajelli, ha studiato la collocazione delle due sculture e delle varie acqueforti e serigrafie su sfondi «a contrasto», lungo un percorso che si snoda seguendo cinque temi portanti.
I «passaggi», evocati dai teschi (ormai cifra indiscussa del lavoro di Hirst); le «soste», che si ritrovano negli spot paintings; le «seduzioni», nascoste nelle finiture di polvere di diamanti; le «illusioni», contenute negli armadietti di medicinali con cui l’inglese tappezza da anni i muri di musei e gallerie; e infine le «trasformazioni», incarnate dalle farfalle. Una mostra che in piccolo contiene tutta la forza del pensiero di Hirst, la sua idea di morte e dissoluzione, ereditata dal maestro Francis Bacon, ma anche la disperata ricerca di un senso legato al ciclo delle cose e alla loro ineluttabilità.
Questo appuntamento milanese ci risparmia la visione delle opere più crude ideate dall’enfant terrible della Young British Art, le più contestate e le più quotate (animali in formalina, insetti che mangiano cadaveri di mucche, corpi esposti), ma non ci risparmia gli interrogativi che il suo lavoro sempre solleva e quello strisciante disagio che permea l’esistenza di tutti gli esseri viventi condannati, volenti o nolenti, a fare i conti con la morte.
La mostra è aperta dal 17 maggio al 18 luglio. Orari: da martedì a sabato ore 11-13.30 e 15-19, lunedì ore 15-19, domenica chiuso.
Per farlo Adriano e Marcello Conte si sono rivolti a Francesco Vitali, regista, fotografo ma soprattutto light designer e scenografo di fama internazionale: è lui che, con Elisa Ajelli, ha studiato la collocazione delle due sculture e delle varie acqueforti e serigrafie su sfondi «a contrasto», lungo un percorso che si snoda seguendo cinque temi portanti.
I «passaggi», evocati dai teschi (ormai cifra indiscussa del lavoro di Hirst); le «soste», che si ritrovano negli spot paintings; le «seduzioni», nascoste nelle finiture di polvere di diamanti; le «illusioni», contenute negli armadietti di medicinali con cui l’inglese tappezza da anni i muri di musei e gallerie; e infine le «trasformazioni», incarnate dalle farfalle. Una mostra che in piccolo contiene tutta la forza del pensiero di Hirst, la sua idea di morte e dissoluzione, ereditata dal maestro Francis Bacon, ma anche la disperata ricerca di un senso legato al ciclo delle cose e alla loro ineluttabilità.
Questo appuntamento milanese ci risparmia la visione delle opere più crude ideate dall’enfant terrible della Young British Art, le più contestate e le più quotate (animali in formalina, insetti che mangiano cadaveri di mucche, corpi esposti), ma non ci risparmia gli interrogativi che il suo lavoro sempre solleva e quello strisciante disagio che permea l’esistenza di tutti gli esseri viventi condannati, volenti o nolenti, a fare i conti con la morte.
La mostra è aperta dal 17 maggio al 18 luglio. Orari: da martedì a sabato ore 11-13.30 e 15-19, lunedì ore 15-19, domenica chiuso.











